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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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701. Una sciarabbottana1

 

Sarebbe bbuffa che stanno2 ar finale
der giubbileo3 de Pascua Bbefania,4
jje vienissi stantra fernesia5
de progorallo6 a ttutto er carnovale.

 

Direbbe allora pe la parte mia
ch’er Zanto-Padre nostro è ssenza sale,
e ccher Romano lo conossce male
levannoje sti ggiorni d’allegria.

 

Adesso c’oggni cosa va a ccartoccio,7
sciamancherebbe8 puro9 un Papa sscemo
che inibbissi quarcora de bbisboccio!10

 

Pe cquesto er Campidojjo11 lui medemo
currerebbe a Ssampietro a ppregà er Boccio12
de dacce la liscenza che rridemo.13

 

Roma, 6 gennaio 1833 - Der medemo

 




1 Cerbottana. Udire una cosa per cerbottana, vale: «udirla sussurrare fra il popolo».

2 Stando.

3 Di questo giubileo vedi i Sonetti

4 Epifania. Vedi il Sonetto

5 Frenesia.

6 Prorogarlo.

7 A sghembo.

8 Ci mancherebbe.

9 Pure.

10 Bagordo. Andare in bisboccio, ecc.

11 Si può francamente asserire non essere ai rappresentanti del popolo romano restata quasi altra giurisdizione, che quella di dirigere e premiare i cavalli delle corse carnascialesche.

12 Vecchio. Qui il Papa.

13 Ridiamo.

 

 






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