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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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747. Lo sposo protennente1

 

Vedessi2 er zor Cajella3 spirlongone,4
er zor Palamidone5 stennardino,6
come stava a smiccià7 cco llocchialino
er babbio8 e ’r fiocco de le mi’ padrone?

 

Vedessi cuanno fesce er bell’inchino,
e cco le granfie9 de gatto mammone
se cacciò er fongo10 for der coccialone,11 che jje sce venne appresso er perucchino?

 

Che zzeppi tiragrosi12 eh? ma cche zzanne!
che zzoccoli!13 che stinchi! che llenterne!14
Nun pare una tartana a Rripa-granne?15

 

La padroncina mia nu lo sscerne16
e ssi17 lo sposa, poveromo a ccanne!
Rivedemo la storia de Lioferne.18

 

Roma, 15 gennaio 1833

 




1 Lo sposo (o chiuso) pretendente.

2 Vedesti.

3 Di aspetto goffo e di modi e vestimenti antiquati.

4 Lungone, altaccio.

5 Uomaccione maltagliato.

6 Lungo e sottile, come stendardino che precede le compagnie di confratelli che convogliano un morto.

7 Osservare.

8 Viso.

9 Artigli.

10 Cappello.

11 Testa.

12 Mani secche, chiragrose.

13 Piedi.

14  Occhi.

15 Porto maggiore del Tevere.

16 Soffrire.

17 Se.

18 Oloferne.

 

 






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