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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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756. San Zirvestro

 

San Zirvestro, finiti scerti chiassi,
volenno1 viení a Rroma a ccose leste,
disse a una bbella mula co le sceste:
«Curre,2 per Dio, ch’er vento nun te passi».

 

A la mula je preseno le creste;3
e cco ggnente de ppiú che de tre ppassi,
lassanno le pedate su tre ssassi,4
se ne venne sin qui dda Sant’Oreste.5

 

Cristo! Senza speroni e ssenza brijja,
ma ssolo co la frusta de la fede
peggni passo volà ssedisci mijja!

 

Inzomma, cazzo, la faccenna aggnede6
che, o sta mula era er diavolo o la fijja,
fesce er viaggio in tre ssarti,7 e spregò un piede.

 

Roma, 15 gennaio 1833

 




1 Volendo.

2 Corri.

3 Imbizzarrì.

4 Si conservano venerati in una chiesa di Roma.

5 Il celebre Monte Soratte, chiamato di S. Silvestro. Il nome più comune però in oggi è di S. Oreste, da un paese che sopra vi sorge. Vedi Orazio, ode ix, lib. i; Virg. Aeneid. ii.

6 Andò.

7 Salti.

 

 






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