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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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766. Er quieto-vive1

 

Te maravijji e vvai discenno in piazza
ch’er Curato ffatte2 sposà Tteta,
senza volé ccapí cche la regazza
l’ha ddata a ttutti pe ccipoll’e bbieta.3

 

Che spesce4 t’ha da ssi tte strapazza
un tiranno che pporta la pianeta?
Che spesce t’ha da cc’abbi sta razza
la testuperta5 come una segreta?

 

Co cquesti vàcce cor bemollo,6 amico.
Co li preti nun giova er bell’umore:
abbada a cquer che ffai veh, Ddoluvico.7

 

Vòi vince8 er punto tuo senza rimore?9
Lassa le bbrutte,10 e ffa cquer che tte dico:
impiómmelo,11 per dio: dajje er tortore.12

 

Roma, 17 gennaio 1833

 




1 Il quieto-vivere è nome di tutto ciò che vaglia a ridurre altri a pace.

2 Farti.

3 Per nulla.

4 Specie.

5 Qui sinonimo di intelligente.

6 Vacci col bimolle: con le dolci.

7 Ludovico.

8 Vuoi vincere.

9 Romore.

10 I modi aspri e strepitosi.

11 Impiombalo: riducilo col danaro alla immobilità.

12 Dare il tortore, è stringere i legami di un carro, aggirando un legno passato fra la corda, onde questa, ravvolgendovisi, si tenda e freni il carico. Qui vale: astringilo coi doni al silenzio.

 

 






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