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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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775. Er cazzetto1 de ggiudizzio

 

Capite er zor fischietto(1) er zor piviere,(1)


er zor ciscio,(1) er zor schizzo dilicato(1),
come lavora,2 come fa er mestiere,
che bber trucchio da dritto3 j’ha ttirato?!

 

Prima de tutto lui s’è incoppolato4
la fijja fijja-sola5 der curiere,
eppoi è ito come un cavajjere
a ffà la su’ spontaggna6 ar Vicariato.

 

E ’r Notaro c’ha intesa la faccenna
ne la maggnera7 che dev’èsse intesa,
subbito carta, calamaro e ppenna!

 

Brevi-e-sverbi8 er pivetto(1) se l’è ppresa;
e cco ttutto ch’er padre nu l’intenna,
l’ha sposata a la faccia de la Cchiesa.9

 

Roma, 18 gennaio 1833

 




1 Tutti vocaboli più o meno sinonimi di «garzone», «adolescente»: un minore insomma di cui si abbia poca considerazione.

2 «Lavorare», per: «operare», «condursi».

3 Colpo da scaltro.

4 Circa alla copula vedi il Sonetto...

5 Perifrasi che si usa invece di «unica».

6 Spontanea.

7 Maniera.

8 Brevis verbis. Roma formicola di modi latineschi come di romaneschi.

9 In faciem ecclesiae.

 

 






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