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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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778. Er Zenator de Roma

 

Davanti a la ferrata,1 indove è un mese
ch’io pe ddebbiti aggnede carcerato,2
stammatina a bbonora m’ha affermato3
un todescotto che mm’è pparzo ingrese.

 

Disce: «Cual’è er palazzo der Zenato?».
Dico: «Me pare cuesto ar mi’ paese».4
Disce: «Cuantanni 5 cch’è ffrabbicato?».
Dico: «Da la repubbrica francese».

 

Ma ssò ccuriosi assai sti furistieri!
Disce: «Come se chiama er Zenatore?».
Dico: «Se chiama Don Palazzo Artieri».6

 

Disce: «E cche uffiscio tiè cquesto Signore?».
Io la finii allora: «Ha ddumestieri:
lava le mano ar Papa7 e sta a l’odore».8

 

Roma, 18 gennaio 1833

 




1 Inferriata.

2 Nel piano terreno del Palazzo Senatorio sono le carceri pedebitori.

3 Fermato.

4 Al mio paese: così dice chi crede che la cosa in questione debba esser già chiara.

5 Sono.

6 Don Paluzzo Altieri, principe romano. Il Senatore dovrebbessere un estero, ma dal M.se Patrizi, antecessore del vivente, si è derogato alla costumanza.

7 Nelle Cappelle papali.

8 «Stare all’odore» è frase esprimente ogni specie di esclusione.

 

 






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