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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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781. La vita dell’Omo

 

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola1


tra sbasciucchi,2 lattime e llagrimoni:
poi per laccio,3 in ner crino,4 e in vesticciola,
cor torcolo5 e l’imbraghe pe ccarzoni.

 

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni.6

 

Poi viè llarte, er diggiuno,7 la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

 

er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce8 bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

 

Roma, 18 gennaio 1833

 




1 Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola.

2 Baci dati con insistenza.

3 Cinghia attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda.

4 Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare.

5 Salva-capo contro le cadute.

6 Vormiglioni: vaiuolo.

7 Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo.

8 Ci.

 

 






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