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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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784. Er dente der Papa

 

Er Papa1 aveva un dolore puttano
a un dente maggellanico2 o ccanino;
e ppe sservisse3 d’un dentista fino,
chiamò dda la Ritonna4 er Ciarlatano.

 

Subbito annò a Ppalazzo er Castellino5
a vvede er dente guasto der zoprano;6
e lo cacciò ccor un corpo7 de mano,
mejjo che ffussi stato un zuccherino.

 

Nostro Siggnore, o er Papa, ch’è ll’istesso,
perch’è er padrone de tutta la ggente,
nun vorze un cazzo8 gguardasse appresso:9

 

e disse: «Bravo! nun ciai fatto ggnente:10
ecchete scento ggnocchi;11 e ssin d’adesso
te dichiaramo Cavajjer der dente».12

 

Roma, 19 gennaio 1833

 




1 Fu Leone xii.

2 Magellanico o mascellare, che è tutt’uno.

3 Servirsi.

4 Dalla Piazza del Pantheon, che per solito è il teatro delle gesta de’ cerretani.

5 Castellini: nome di quel veramente abile chirurgo-dentista.

6 Sovrano.

7 Colla o chiusa: colpo.

8 Non volle menomamente.

9 «Farsi guardar dietro o appresso», vale «non cedere altrui in generosità o splendidezza».

10 «Non far niente», cioè «non fare alcun male».

11 Scudi.

12 «Cavalieri del dente» sono detti in Roma i dilettanti delle altrui mense.

 

 






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