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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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798. La ssedia de Tordinone1

 

Ierassera cuer2 bon pezzo de fica
de la reggina, doppo avé ccantata
una canzona tutta smerlettata,3
se bbuttò a ssede4 pe la gran fatica.

 

Ma nnun te crede che cascassi5 mica
sur una ssedia nova, cammerata:
de cazzi! era la ssedia inargentata
c’arippresenta una ssediona antica.

 

Era l’istessa ssedia in carne e in ossa,
c’avemo visto da tant’anni addietro
cor cusscino obbrigato6 in zeta7 rossa.

 

Bbuggiaralla, per dio, si8 è antica assai!
Me pare er Catredone de San Pietro,
che nnun ze roppe9 e nnun ze tarla mai!

 

Roma, 20 gennaio 1833

 




1 Vedi la nota... del Sonetto...

2 Quel.

3 Adornata, fiorita (secondo il gergo dei musici).

4 Sedere.

5 Cascasse.

6 Questo vocabolo, molto adoperato in Roma nel senso qui espresso, è tolto dal gergo musicale: come «recitativo obligato, obligazione di strumenti, etc.». Vale: «annesso per legge, per apposito disegno, etc.».

7 Seta.

8 Se.

9 Si rompe.

 

 






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