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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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812. L’occhiaticcio1

 

«Cuanto sta bbene er Papa! cuant’è bbello!
che appitito che ttiè nner rifettorio!
Ma cche ssalute ha sto Papa Grigorio!
Cuesto campa una bbotte e un sgummarello!».2

 

Piano, piano: e cchedè?!3 Spara Castello?!
C’è er funtanon de San Pietro Montorio?!4
Voréssivo5 godé stantro6 mortorio?
Voréssivo vedé sto mortiscello?

 

Basta, Lesandro mio: bbasta, Mazzocchio:
nun ne dite de ppiú, fijji mii cari,
perché ccor tanto , ppoi viè lo scrocchio.7

 

Ggià, sti Papi de Ddio, sti su’ vicarj
dovrebbeno portà ccontro er mal occhio
er pel der Tasso come li somari.8

 

Roma, 22 gennaio 1833

 




1 Il mal occhio: il fascino; il mal augurio. Si sa che senza dubbio accade disgrazia a quelle persone o cose che sieno troppo lodate!

2 Campa molto e un altro po’ più. Lo sgommarello è un utensile di ferro o di rame, con lungo manico per attingere liquidi da un vaso che ne contenga.

3 Che è?

4 Celebre fontana sul Gianicolo, la cui acqua cadendo nel bacino fa molto fracasso.

5 Vorreste.

6 Altro.

7 Lo scoppio di qualche disastro.

8 Ai cavalli, per lo più da carretti, ed agli asini favoriti, si adorna il capo di pelo di tasso onde preservarli dal mal occhio de’ malevoli.

 

 






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