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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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848. Piazza Navona1

 

Se2 ffregà3 Ppiazza-Navona mia
e dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna.
Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,
un treàto,4 una fiera, un’allegria.

 

Va’ dda la Pulinara5 a la Corzía,6
curri da la Corzía a la Cuccaggna:7
pe ttutto trovi robba che sse maggna,
pe ttutto ggente che la porta via.

 

Cqua cce ttre ffuntane inarberate:8
cqua una gujja9 che ppare una sentenza:
cqua se fa er lago10 cuanno torna istate.

 

Cqua ssarza11 er cavalletto12 che ddispenza
sur culo a cchi le ttrenta nerbate,
e ccinque poi pe la bbonifiscenza.

 

Roma, febbraio 1833

 




1 Così detta, secondo alcuni, dalla voce greca άγώυ, dappoiché ivi era il circo di Alessandro Severo. Ora è la piazza dell’erbe, ecc.

2 Si.

3 Qui significa ridere.

4 Teatro.

5 La Piazza di S. Apollinare, che confina con Piazza Navona dalla estremità settentrionale.

6 Sentiero di passaggio che attraversa Piazza Navona nella sua metà.

7  Nome della estremità meridionale della piazza.

8 Inalberate, cioè: «ritte».

9 Obelisco egizio appartenente già al Circo di Caracalla, ed ora qui elevato sopra la maggior fontana nel centro della piazza per opera del Bernini.

10 In tutti i sabati e le domeniche del mese di agosto si allaga questa piazza, occasione di concorso e di allegrezza pei Romani.

11 Si alza.

12 Specie di supplizio, creduto necessario alle natiche del nostro volgo.

 

 






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