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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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868. L’inverno

 

, ppe vvoantri1 è un’invernata bella
ma ppe mména gran porca de staggione.
Io so cche co sto freddo bbuggiarone
nun me pòzzo2 fermà lla tremarella.3

 

Fischia scerta ggiannetta4 ch’er carbone
se strugge come fussi carbonella.5
E annate a vvede6 un po’ cche bbagattella
de zazzera c’ha mmesso Tiritone.7

 

Sempre hai la goccia ar naso, e ’r naso rosso:
se sbatte le bbrocchette8 che ttrabballi:
tramontane, per dia,9 ch’entreno all’osso:

 

stai ar foco, t’abbrusci e nnun te scalli:
se’ iggnudo avessi10 un guardarobba addosso...
E cchiameno l’inverno? bbuggiaralli!

 

Roma, 7 febbraio 1833

 




1 Per voi altri.

2 Posso.

3 Tremito.

4 Brezzolina acuta.

5 Carbone leggero, formato con le legna spente de’ forni.

6 Andate a vedere.

7 Al Tritone, che getta in saliente di acqua a Piazza Barberini, si copre il capo nei grandi freddi come di una parrucca di ghiaccio.

8 Lo sbattimento degli ossi dei ginocchi l’un contro l’altro.

9 Per dia, invece di per dio. Transazione tra il vizio e lo scrupolo.

10 Sei ignudo, se pure avessi, ecc.

 

 






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