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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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874. La carrozza d’un Cardinale

 

Ggià,1 a Ccacciabbove,2 proprio indove strozza3
la strada sur Mascello, ecco de bbotto
sce s’infroscia4 abbrivata5 una carrozza
co un gentilomo in abbit’e ppancotto.6

 

Llí er cucchieraccio fijjo de ’na zozza7
senza a vvoi davanti,8 e dde gran trotto,
sapenno9 ggià ccher poverello abbozza,10
t’acchiappa un vecchio e tte lo mette sotto.

 

Le ròte je passonno s’una zampa,
ché ffu pportato a ccasa mezzo morto,
e ddisce ch’è un miracolo si11 ccampa.

 

De tutto è stato fatto er zurapporto:
ma cche tte credi? er cucchiere la scampa,
ché, sse sa, cchi vva a ppiede ha ssempre torto.

 

Roma, 9 febbraio 1833

 




1 Sicuramente: certo.

2 Contradetta di Roma, presso alla piazza-Colonna.

3 Si ristringe.

4 Infrociarsi: cacciarsi dentro. Le froce sono le narici.

5 Briva: lo slancio che si prende nel corso.

6 Abito da città, d’uficio.

7 Sozza.

8 Grido de cocchieri.

9 Sapendo.

10 Abbozzare, tacere con rassegnazione: propriamente il francese endurer.

11 Se.

 

 






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