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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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880. Er zervitore quarelato

 

Oh,1 cquanno lei me parla d’un brillante,
c’intennemo,2 e nnun ciò3 ggnente in contrario;
ma nnò cquanno me disce un zolitario,
credenno de parlà cco un iggnorante.

 

Drent’a un libbro ch’io sempre me sce svario4
c’è: er zolitario è un vermine c’ha ttante
canne de vita, o un passero, o un birbante
che ccampa cor diggiuno e ccor breviario.

 

Cuer che ppoi disce la padrona mia
ch’io nell’essenza5 sua je l’ho ttruffato,
la mi’ padrona disce una bbuscía.

 

In cuesto io nun ciò ccorpa6ppeccato:
l’anello suo je l’ho pportato via,
perché nnun je l’avessino7 arrubbato.

 

Roma, 10 febbraio 1833

 




1 Oh, pronunziato con prolungato suono, esprime affermazione e concordanza di opinioni.

2 Ci intendiamo.

3 Ci ho.

4 Mi ci diverto.

5 Assenza.

6 Colpa.

7 Avessero.

 

 






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