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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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921. Da Erode a Ppilato

 

Sei mesi fa, la bbaronessa Moma1


se n’entrò dda un Mercante che cconossce,
e dde morletti e ddantre robbe frossce,2
nun fo bbuscía, ne caricò una soma.

 

Ma pperché aveva le saccocce mossce,
guajo c’accade spesso spesso a Rroma,
fesce:3 «Nun dubbità, ssò ggalantoma:
pagherò ttuttassieme cor filossce».

 

Cuant’ecco, venardí, tutto compito,4
er Mercante cor conto de le dojje.
«Portatelo», lei disce, «a mmimarito».

 

Ma er zor Barone, poco avvezzo a ssciojje,5
visto cuer conto, tutto inviperito
jarispose: «Portateto a mmimojje».

 

Roma, 19 febbraio 1833

 




1 Gerolama. La contessa Pianciani.

2 Flosce.

3 Disse.

4 Compito, nel senso di gentilezza.

5 Sciogliere: cavar danari.

 

 






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