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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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924. Er zalame de la prudenza1

 

Co ste bbellezze e cco stannà2 a la moda,
tratanto che vvor ,3 ssora Sciscijja?4
Tutti ve vonno e ggnisuno ve pijja;
e vve tocca a rrestà ssempre a la coda.

 

Nun ve lodate tanto, bbella fijja,
perché a Rroma a la ggente che sse loda
je dimo5 noi: chi sse loda se sbroda,6
e trova chi jjarrenne la parijja.

 

Perché avete vent’anni e ’r culo tonno,7
oggnantra donna appetto vostro è un torzo?
Chi ha pprudenza l’addopri, io v’arisponno.8

 

Riccomannàteve a Ssan Carlar Corzo,
che vve curri9 la vita, e ppo’ a sto Monno
state a vvedé ssi vve 10 mmanco un orzo.11

 

Roma, 21 febbraio 1833

 




1 Regolarsi col salame della prudenza è una frase comunissima in Roma.

2 Con questo andare, ecc.

3 Che vuol dire, ecc.

4 Cecilia.

5 Diciamo.

6 Chi si loda si vitupera.

7 Tondo.

8 Vi rispondo.

9 Vi corra.

10 Se si vuole.

11 Orso.

 

 






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