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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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935. L’asina de Bbalaàmme

 

A ttempo de l’ebbrei c’oggni storiaro
sapeva ppiú er futuro ch’er passato,
Balaàmme, all’usanza d’un frustato
cavarcava a ccavallo d’un zomaro.

 

Er ciuccio1 pe un zocché2 ssera affermato;3
e ’r profeta menava.4 «Eh ffrater caro,
perché mme fate lo scontentamaro?».
je disse er poverello martrattato.

 

«Avessivocchi5 com’avete mano,6
potressivo7 vedé cchi cc’è cqui avanti,
e snerbamme8 le chiappe un po’ ppiú ppiano».

 

Forze9 ve farà spesce10 Iddio sa a cquanti
che li somari parlino itajjano:
cazzo! in latineria sce ne ttanti!

 

Roma, 28 aprile 1833

 




1 Ciuco.

2 Per non socchè.

3 Fermato.

4 Assolutamente, «percuoteva».

5 Se aveste occhi.

6 Mani.

7 Potreste.

8 Snerbarmi.

9 Forse.

10 Specie.

 

 






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