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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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952. L’appuntamento

 

Sii detto tra pparentis:1 accidenti!
t’abbasta mai de famme2 stà cqui ffora?
S’ha d’aspettà de ppiú, ppe ddina nora?
Bell’ora de viení a l’appuntamenti!

 

! vventora, e la picca:3 propio venti!
Come intocca mommó4 ssò vventunora.
Venti e ttrecquarti ssonati allora
che Ssucchiella t’ha ttrovo5 a li Serpenti.6

 

Bravo! dàmosce7 un po’ una scallatina.8
Va’ vva’!9 eh ssicuro che vva addietro un mese!
Nu lo senti per dio che nnun cammina?

 

Tu sguercete10 in der mio. Cueste spese!
E aribbatte11 co cquello, oggni matina,
che rregola l’imbrojji der paese.12

Roma, 11 maggio 1833

 




1 Parentesi.

2 Farmi.

3 Espressione d’impazienza di chi non vuole stare al detto altrui.

4 Or ora.

5 Trovato.

6 Contrada del Rione de’ Monti.

7 Diamoci.

8 Così suol dirsi, allorché veggasi altri por mano a un oriuoio di vecchia forma. Veggasi su ciò il Sonetto

9 Ve’ ve’.

10 Accècati. ecc.: semplicemente: «osserva».

11 Ribatte: si confronta.

12 L’orologio di Monte Citorio, che norma alle udienze del Foro, e all’orario de’ pubblici dicasteri.

 

 






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