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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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976. Un conto arto-arto1

 

È de fede c’appena una cratura2
scappa for da la picchia,3 er Padreterno
la mette a nnavigà ssottar governo
d’un Angelo e dd’un diavolo addrittura.4

 

Uno de loro stanima prucura
de dàlla5 ar paradiso, uno a l’inferno,
sin che sse vedi6 chi gguadaggna er terno7
ner giorno che vva er corpo in zepportura.

 

Liticàtase l’anima ar giudizzio,
oggnuno de li dua serra bbottega,8
pe nun rifà mmai ppiú sto bbelluffizzio.

 

Oh mmò ttira li conti, amico mio,
soprar Generumano, e vvacche ffrega9
d’angeli e dde demoni ha ffattIddio!

 

Terni, 29 maggio 1833

 




1 Alto-alto: approssimativo.

2 Creatura.

3 Nome da aggiungersi a quelli del Sonetto...

4 A dirittura, subito.

5 Di darla.

6 Sin che si veda.

7 Chi vince la prova.

8 Cessa dalle sue funzioni.

9 E guarda che quantità.

 

 






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