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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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984. L’abborto

 

A Ssaspírito in Zassi,1 in d’un boccione
pien d’acquavita de le sette peste,2
sc’è a mmollo una cratura co dduteste,
come che llarma der ministro Appone.3

 

Er cerusico nostro de l’Urione,4
che ste fotte5 le spiega leste leste,
m’ha ddetto ch’è un buscèfolo,6 e cche cqueste
ccose che cce la spiegazzione.

 

Abbasta, dico, o ssii scefolo o ttonno,
vojjo vede7 ar giudizziuniverzale
co cquanti nasi ha da rinassce8 ar Monno.

 

Si n’ariporta dua, bber9 capitale
da paradiso! e ssi uno, er ziconno,
dico, indove arimane, a lo spedale?

 

Terni, 17 ottobre 1833

 




1 A Santo Spirito in Sassia, uno degli ospedali di Roma.

2 Cioè rettificata: alcool.

3 Il conte Appony, ambasciatore austriaco presso la Santa Sede.

4 Del rione. Ogni rione di Roma ha medico, chirurgo e farmacia, per gratuito soccorso de’ poveri infermi.

5 Queste materie.

6 Bicefalo.

7 Vedere.

8 Rinascere.

9 Bel.

 

 






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