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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1012. Er confessore de manica larga1

 

Doppo morta mi’ madre, io da zitella
fascevo le mi’ sante devozzione2
da un certo Padre Bbiascio3 bbennardone,4
che mmannava5 inzeggnanno6 stistoriella.

 

Me disceva accusí: «Ffijja mia bbella,
trallopere cattive e cquelle bbone
bbisoggna abbadà bbene all’intenzione,
pe nnun confonne7 mai questa co quella.

 

Ecco, pe ssemprigrazzia,8 io te do un bascio.
Si9 ttu lo pijji per offenne10 Iddio,
questo, fijja, è peccato; e vvàcce adascio.11

 

Ma ssi ttu nner pijjatte12 er bascio mio
vòi ggusto ar Ziggnore e ar Padre Bbiascio,
pijjelo,13 fijja, e ffaccome facc’io».

 

novembre 1833

 




1 Ciò vuol dire «indulgente»; ma qui è un quietista.

2 Fare le divozioni, vale: «accostarsi alla penitenza e all’eucaristia».

3 Biagio.

4 Bernardone, di S. Bernardo.

5 Mi andava.

6 Insegnando.

7 Per non confondere.

8 Exempli-gratia.

9 Se.

10 Offendere.

11 Vacci adagio.

12 Nel pigliarti.

13 Piglialo.

 

 






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