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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1019. Er Papa de

 

Er Papa d’oggi, Iddio lo bbenedichi,
è un omo, crede1 a mmé, arissettatello.
È un papetto2 de core e de sciarvello3
d’avé in ner culo l’antri4 Papi antichi.

 

E ggnisuno ddí5 cche nun fatichi:
ché nun fussantro questo, poverello,
quanti lavori ha ffatti in castello
pe ssarvacce6 la panza pe li fichi.

 

Lui se veste da sé: llui s’arispojja:
lui tiè in testa quer pezzo de negozzio
che cce vorebbe sotto la corojja.7

 

Lui trotta: lui ’ggni ggiorno empie un cestino
de momoriali... E ddichi8 che sta in ozzio,
quanno, Cristo-de-Ddio, pare un facchino!

 

16 novembre 1833

 




1 Credi.

2 Un papetto è anche moneta d’argento da due paoli.

3 Cervello.

4 Gli altri.

5 Nessuno può dire.

6 Per salvarci.

7 Coroglia, quella corona di panni ravvolti che si pone fra il capo ed i pesi.

8 Dici.

 

 






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