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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1040. La zitella

 

Sete1 zitella, : ccome ve2 pare:
zitella, zitelluccia, zitellona:
deggna inzomma de stà ssopr’a l’artare
co ssanta Margherita da Cortona.

 

Peccato che la luna in mezz’ar mare
quarche mmese nun essce, e vve cojjona;3
e cche spesso, a Ssaspirito, er compare
curre a una rota, mette drento, e ssòna.

 

Der rimanente ve se4 vede in faccia
che vvoi sete zitella a bboccuperta5
a un dipresso in zur gusto de Santaccia.6

 

E ffussivo magara7 puttanella,
nun avenno8 marito è ccosa scerta
che v’hanno da chiamà ssempre zitella.

 

8 gennaio 1834

 




1 Siete.

2 Vi.

3 Vi tradisce.

4 Vi si.

5 Volendo schernire una donzella non creduta vergine, le si dice in Roma zitella spalancando la bocca nel profferire l’a. Ciò abbiamo inteso di rappresentare qui sopra nel titolo del sonetto.

6 Famosa meretrice di trivio, della quale vedi il Son…

7 E foste magari.

8 Non avendo.

 

 






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