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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1046. Er Zenatore novo

 

Ôh, vvojjo dàvve1 una gran nova, vojjo:
che ffinarmente er Papa stammatina
ha ffatto senatore Garavina,2
e ttra ggiorni lo stalla3 in Campidojjo.

 

E ggià in Cancellaria se stenne4 er fojjo
de privileggi in carta bbergamina,5
ciovè cche aspetta6 a llui la cunculina7
quanno fa ar Papa da assistentar zojjo.

 

In quanto poi si8 ppijjerà ppossesso,
questo dipennerà dda la saccoccia:9
ché ggià, lo pijji o nnò, ttant’è ll’istesso.

 

Li riquisiti per entrà in funzione
10 una bbrava perucca11 in zu la coccia,
un par de guanti bbianchi, e un ber rubbone.12

 

16 gennaio 1834

 




1 Voglio darvi.

2 Vedi la nota 2 del sonetto precedente.

3 Lo installa.

4 Si stende.

5 In carta pergamena.

6 Spetta.

7 Vedi il Son....

8 Se.

9 Gravissime spese deve sostenere il Senatore novello, se vuol fare la solenne cavalcata e le altre cerimonie del possesso pubblico: le più cospicue tra le quali spese consistono nelle regalie ed altre mance d’uso. L’Altieri, e il più antico Patrizi ne restarono spaventati, e presero il possesso privato. Vedi la nota 5 del sonetto precedente.

10 Sono.

11 La parrucca senatoria incipriata, e con boccoli pendenti sulla schiena del gran magistrato.

12 Rubone, nome della veste senatoria, tessuta in seta ed oro.

 

 






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