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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1050. La Cassa der lotto

 

Sotto dell’antri1 Papi, er rimanente
c’avanzava a sta lupa de l’Impresa,2
lo fasceva serví la Santa Cchiesa
pe llemosine a nnoi povera ggente.

 

Ma, a ggiorni nostri, un Papa ppiú ccremente,3
discenno4 c’a la Cammera je pesa
d’avé da seguità ttutta sta spesa,
serra le porte e nnun ddà ppiú ggnente.

 

Ecco la carità de sto Governo.
Eccola la ggiustizia che ssinzeggna
da sti diavoli esscíti da l’inferno.

 

Tutto se scola5 sta fajola6 indeggna.
Tutto cqua sse7 priscípita in eterno
ner pozzo de la gola e dde la freggna.

 

10 gennaio 1834

 




1 Degli altri.

2 Per Impresa, assolutamente, s’intende sempre la Impresa pontificia de’ Lotti.

3 S. S. Gregorio xvi.

4 Dicendo.

5 Si scola: si sorbisce.

6 La Fajola è una gran foresta del nostro Stato, la quale per essere stata altre volte nido famoso di ladri, ha dato il nome ad ogni ceto di amici della roba altrui.

7 Si.

 

 






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