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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1055. Er governo der temporale1

 

Ôh,2 ppenzateve3 un po’ ccome volete
ch’er reggno ar Papa je l’ha ddato Iddio,
io sto cco le parole de don Pio:
«Sete cojjoni assai si cce4 credete».

 

E Ggesucristo ar popolo ggiudio
sapete che jje disse? eh? lo sapete?
«Io vvienuto in terra a ffà da prete,
e nnun è dde sto Monno er reggno mio».

 

Che bbella cosa saría5 stata ar Monno
de vede6 er Nazzareno a ffà la guerra
e a scrive7 editti fra vviggijja e ssonno!

 

E, dde ppiú, mmannà llommini in galerra,
e mmette8 er dazzio a le sarache e ar tonno
a Rripa-granne9 e a la Dogàn-de-terra.10

 

13 gennaio 1834

 




1 Il governo temporale.

2 Ôh, interiezione d’impazienza, o conclusione di discorso.

3 Pensatevi.

4 Se ci.

5 Sarebbe.

6 Di vedere.

7 Scrivere.

8 Mettere.

9 Ripa-grande, porto e dogana sul Tevere, per le merci provenienti dalla via di mare.

10 Dogana di terra. L’apocope della parola Dogana non si attribuisca a licenza poetica. Così il popolo dice come noi abbiamo scritto.

 

 






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