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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1066. Li quadrini pubbrichi1

 

Ggià sse2 sa, ppe nnoi poveri affamati
a sta macchia che cqua3 nnun ce se4 penza:
e cchi aricurre5 a la Bbonifiscenza6
sempre se sente a ddí:7 «Ssò8 tterminati».

 

Vedo intanto però ttutti li frati,
c’ortre9 la loro bbrava possidenza,
pe inzeppà10 la cantina e la dispenza
hanno sempre bbonordini pagati.11

 

Disce: «Quest’è un compenzo de quer tanto
che cquanno se levorno12 li conventi
monzú Jannette13 je venné14 a l’incanto».

 

E accusí, mmentre er zecolaro15 abbozza,16
er fratiscello, co li su’17 fetenti
voti de povertà, mmarcia in carrozza.

 

20 gennaio 1834

 




1 Pubblici.

2 Si.

3 A questa macchia qua (intendi: macchia, foresta di ladri).

4 Non ci si.

5 Ricorre.

6 Commissione di beneficenza.

7 Dire.

8 Sono.

9 Che oltre.

10 Per ricolmare.

11 Ordini sul pubblico erario.

12 Si levarono, abolirono.

13 Monsieur Janet, già Intendente del tesoro imperiale, sotto il dominio di Napoleone.

14 Gli vendette. Gli per «loro».

15 Il secolare.

16 Abbozzare: soffrir tacendo.

17 Co’ suoi.

 

 






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