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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1074. Li sciarvelli1 de li Siggnori

 

Disce er padrone mio che cce 2 ingresi
c’oggni tantino attaccheno la posta,
e a le du’ a le tré3 vviengheno apposta
da quer cùlibbus-munni4 de paesi,

 

nun antro5 che ppe vvede6 in certi mesi
la Cascata der Màrmoro,7 discosta
sei mîa8 da Terni, indove sc’è anniscosta9
’na grotta10 che11 cce li lumi accesi.

 

Guarda ss’io volesse12 tiené ppronte
oggnisempre le gubbie ar carrozzino
pe un po’ d’acquaccia che vviè ggiú dda un monte!

 

O ssai che cce voría?13 Che l’Avellino14
(ché cquesto è er nome che jje er zor Conte)
in cammio15 d’acqua scaricassi16 vino.

 

9 marzo 1834

 




1 I cervelli.

2 Ci sono.

3 Di tempo in tempo: ogni due o tre volte una.

4 Una persona dimorante assai lungi dicesi stare in Culibus mundi.

5 Non per altro.

6 Per vedere.

7 Delle Marmore. Notisi qui che marmoro è detto da alcuni per «marmo». Per esempio: Una bella statua tutta de marmoro.

8 Sei miglia.

9 Ci è nascosta.

10 Grotta di stalattite.

11 Per cui, o in cui.

12 Volessi.

13 Ci vorrebbe.

14 Il fiume Velino, che forma la cateratta sul punto di confluenza con la Nera.

15 In cambio.

16 Scaricasse.

 

 






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