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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1088. Le variazzion de tempi

 

Ohé, Ggiachimantonio! oh scicoriaro!
come te tratta Marzo? Nu lo senti
si cche rrazza de buggera de venti?
Semo tornati ar mese de ggennaro.

 

Come potemo1 poi èsse2 contenti?
Stam3 alegri, ch’è ppropio un gusto raro!
Un giorno bbulli4 che ppari un callaro,5
l’antro6 ggiorno che vviè sbatti li denti.

 

Ha rraggione er Ziggnore ch’è ppeccato
de a llui, ch’è er padrone, bbuggiarallo;
ché ssi nnò7 ggià cce l’avería8 mannato.9

 

Quanno er Monno voleva frabbicallo,10
nun era mejjo avello11 frabbricato
da fàcce12 o ssempre freddo o ssempre callo?13

 

14 marzo 1834

 




1 Possiamo.

2 Essere.

3 Stiamo.

4 Bolli.

5 Caldaio.

6 Altro.

7 Ché altrimenti.

8 Avrei.

9 Mandato.

10 Fabbricarlo.

11 Averlo.

12 Farci.

13 Caldo.

 

 






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