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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1098. La scuperta1

 

Quant’ecchete2 a l’usscí,3 mme fa4 Nnicola:
«Peppe», disce «e ttu vvienghi?». Io jarisponno:5
«No», ddico, «nun ce viengo, perc’ho ssonno».
E llui: «Oh vvia, pe mmezzoretta sola».

 

Bbasta, accusí da parola in parola
un po’ uno e un po’ llantro m’imbrojjonno.6
Entramo er Colonnato,7 e in fonn’in fonno8
travedémo9 er Picchietto e Cchicchiggnola.

 

Eppoi dereto10 a lloro a la lontana
er fratello de lei, che jje se maggna
la mità11 dder negozzio de puttana.

 

Come je semaddosso,12 lui se svortica.13
Io allora je faccio:14 «Eh? cche ccuccagna!
Tanto pela chi ttiè cquanto chi scortica».15

 

16 marzo 1834

 




1 La scoperta.

2 Eccoti.

3 In sull’uscire.

4 Mi dice.

5 Gli rispondo.

6 M’imbrogliarono su.

7 S’intende il colonnato di S. Pietro.

8 In fondo in fondo.

9 Travediamo.

10 Di dietro.

11 Metà.

12 Appena gli siam presso.

13 Si rivolge.

14 Gli dico.

15 Proverbio.

 

 






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