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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1108. L’ajjuto-de-costa1

 

Uhm, de llà ha da viení!2 Cco cquer cornuto3
de mi’ marito, ch’è da San Martino4
che nun m’ha ddato ppiú mmezzo quadrino,5
starebbe grassa io6 senza un ajjuto!

 

E cciaringrazzio7 Iddio cor capo-chino,
e cce faccio le crosce co lo sputo,8
c’a ppasqua-bbefanía9 me sii vienuto
sto po’ de stacco10 d’abbituccio fino.

 

Nun credessi11 però, ccommare mia,
che... mme spiego? che sso!... Ddio me ne guardi
e la bbeata Vergine Mmaria!

 

È vvero che llui viè12 cquanno 13 ssola,
ma cce viè cco li debbiti ariguardi,14
e nnun c’è mmai da mmezza parola.15

 

17 marzo 1834

 




1 L’aiuto di costa: soccorso indiretto.

2 Di ha da venire: simbolo degli Apostoli volgarizzato, per indicare ironicamente tardità e dubbio di un avvenimento.

3 Con quel cornuto.

4 Il San Martino è in Roma riguardato per la festa di coloro de’ quali qui parlasi alla nota 3.

5 Quattrino: centesimo romano.

6 Starei grassa io! Sarei a mal partito.

7 E ci ringrazio.

8 Molti divoti inginocchiati e colla bocca in terra segnano con la lingua larghe e lunghe croci.

9 Pasqua Epifania. La corruzione del nome ha creata la Befana, larva con la quale si spaventano o si premiano i fanciulli.

10 Stacco, per «taglio»: misura di roba necessaria a un vestito.

11 Non credessi, per «non creder mai».

12 Viene.

13 Sono.

14 Codovuti riguardi.

15 Non insorge mai la più piccola differenza.

 

 






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