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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1109. Er marito assoverchiato

 

Gode, gode,1 caroggna bbuggiarona.
Bbrava! strilla un po’ ppiú, strilla ppiú fforte.
Troja, fàtte2 sentí: vva’, pputtanona,
spalanca le finestre, opre3 le porte.

 

è ttempo tuo: oggi a tté4 la sorte.
Scrofa, lassela 5 ssin che tte sona.
’Na vorta ride er ladro, una la corte;
e la cattiva poi sconta la bbona.

 

Te n’ho ppassate troppe, foconaccia:6
ecco perché mm’hai rotta la capezza,
vacca miggnotta, e mme le metti in faccia.

 

Ma schiatterà er tu’ porco de prelato,
e allora imparerai, bbrutta monnezza7
cosa ddí un marito assoverchiato.

 

18 marzo 1834

 




1 Godi, godi.

2 Fàtti.

3 Apri.

4 Vuol te.

5 Lasciala fare.

6 Questo nome corrisponde nel senso a tutti gli altri titoli, de’ quali questo povero marito onora la sua buona moglie.

7 Immondezza.

 

 






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