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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1114. Er Curato e ’r Medico

 

E ha rraggione er curato. Ar zor dottore
je sta bbene de cche l’accidente1


c’ammazzò cquer prelato su’ criente
j’è arincressciuto e jj’ha ttrafitto er core.

 

La cosa va da sé. Ssi2 Mmonziggnore
nun aveva sta su’ presscia fetente3
poteva in vita avé ccommodamente
venti o ttrentantre4 mmalatie mijjore.

 

Er discorzo, pe un medico, cammina:
ma un Curato è ddiverza;5 e llui vorebbe
che mmanco6 se trovassi7 mediscina.

 

Perché, mmettemo8 nun ze dassi9 frebbe10
da morí, bbona sera Caterina:11 un Curato, per dio, che12 mmaggnerebbe?

 

18 marzo 1834

 




1 Apoplessia.

2 Se.

3 Fetente, aggiunto che si usa ad esprimere qualunque qualità riprovevole.

4 Altre.

5 Intendi come dicesse: «Ma la circostanza di un curato è diversa».

6 Manco, un senso di «né manco, né anche».

7 Si trovasse.

8 Supponiamo.

9 Non si dasse.

10 Febbre.

11 Frase risolutiva di una quistione.

12 Cosa.

 

 






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