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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1129. Li rimedi simpatichi1

[Sonetti 4]

 

S’io nun càpito llí a la vemmaria,2
era antro male er zuo che de sciamorro!3
E llei te posso cche ss’io nun corro
l’aveva fatta la cojjoneria.

 

Io parlo de la su’ iggnoranteria:
de la su’ imprudentezza io te discorro.
T’hai da penzà4 cche sse5 legava un porro
co la seta color-come-se-sia!6

 

Subbito je strillai: «Fermete, Nena:7
cosa te vai scercanno8 co stacciaccia9
de seta, un tantinel de cancherena?10

 

Nun zentissi11 er Cerusico d’Artèmis12
come ridenno13 te lo disse in faccia?
Pe li porri sce 14 la seta cremis».15

 

22 marzo 1834

 




1 Fra gl’innumerevoli rimedii, di virtù simpatica, i quali esercitano la fede popolaresca, sonosi scelti i pochi seguenti, per darne un breve saggio anche in ciò del grado cui sono tuttora discese le umane cognizioni.

2 All’Ave Maria.

3 Cimurro.

4 Hai da riflettere.

5 Si.

6 Di colore qualunque: indeterminato.

7 Fermati, Maddalena.

8 Ti vai cercando.

9 Acciaccia, peggiorativo di accia, che in Roma è una gugliata di filo o simile.

10 Cancrena.

11 Non sentisti, per udisti.

12 Altemps, casa ducale di Roma.

13 Ridendo.

14 Ci vuole.

15 La seta di color chermisi o cremisi.

 

 

 






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