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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1156. La ggirànnola der 341

 

Ce fussi2 a la ggirànnola jjerzera?
Ma eh? cche ffuntanoni! eh? cche scappate!
quante bbattajjerie!3 che ccannonate!
cristo, er monno de razzi che nun c’era!

 

E la vedessi4 quela lusce nera
c’ussciva da le fiamme illuminate?
Nun paréveno furie scatenate
che vvienissin5 a ffà nnas’e pprimiera?6

 

E llAngelo7 che stava in de l’interno
de quer fume co ttutto er zupalosso,8
nun pareva un demonio de l’inferno?

 

E ’r foco bbianco? e ’r foco verde? e ’r rosso?
Disce9 che inzino a cquelli der Governo
je parze10 avé sti tre ccolori addosso!11

 

4 aprile 1834

 




1 La girandola fu incendiata la sera di lunedi 31 marzo 1834, seconda festa di Pasqua, al cospetto delle LL. MM. del Regno delle due Sicilie.

2 Ci fosti.

3 Le batterie sono qui dette dal popolo battaglierie.

4 Vedesti.

5 Venissero.

6 Giuoco di carte, che si eseguisce in molti con gara di scommesse.

7 La statua di S. Michele Arcangiolo. Vedine il Sonetto...

8 Spada.

9 Dicono.

10 Parve.

11 Pretendono alcuni male informati che il Governo in quell’adunataccia di popolo sospettasse di alcun fastidio politico.

 

 






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