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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1158. La lezzione de lo scortico

 

Mojje mia, le notizzie c’hai da prenne1


quanno te manna Iddio quarche ppollastro2
è dde sapé dda quelli der Catastro
cosa abbi ar zole,3 e ssi sta bbene a ppenne.

 

Com’è ingroppato4 e ttiè ccore de spenne,5
tu sséggnelo addrittura ar libbro-mastro:
poi scappo fora io, e tte lo castro
sin c’abbi un vaso da potesse venne.6

 

Sto latino er Marchese mi’ padrone
l’aripete oggni ggiorno a la Marchesa;
e le cose cammìneno bbenone.

 

E vvanno tutt’e ddua tanto d’intesa,
c’a un pollastro che cqui ffanno cappone
nun je restantro7 che pportallo8 in chiesa.

 

4 aprile 1834

 




1 Prendere.

2 Sempliciotto.

3 Cosa abbia al sole: cosa possegga.

4 Ben carico di averi.

5 Spendere.

6 Da potersi vendere.

7 Non gli resta altro.

8 Portarlo.

 

 






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