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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1163. Le scramazzione1 de li ggiacubbini

 

Nun ze sentantro2 da li ggiacubbini
(che o rromani de Roma, o fforestieri,
tielli3 tutti una macchia d’assassini,
carne da bboja e ggaleotti veri);

 

nun ze sente antro a sti paini
c’oggi li Papa ttiranni neri
che sse n’escheno for da li confini
cor gastigà inzinenta4 li penzieri.

 

Si jje piasce l’ajjetto:5 tanto bbene:
s’ha da puní inzinenta l’intenzione,
e accusí6 nnun faranno tante sscene.

 

Un Papa è un visce-ddio; e dde raggione
ha da tené nne l’accordà le pene
tutte quante l’usanze der padrone.

 

6 aprile 1834

 




1 Le esclamazioni.

2 Non si sente altro.

3 Tienli.

4 Insino.

5 Se gli piace l’aglietto (Gli sta per «loro»). Questa è una frase, a cui difficilmente potrebbe trovarsene una equivalente. Le si è perciò posta appresso l’altra tanto bene, che ne rende il senso meglio di ogni altra.

6 Così.

 

 






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