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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1168. Er testamento der pasqualino1

 

Torzetto l’ortolano a li Serpenti2
prometteva oggni sempre ar zucurato
c’a la su’ morte javería lassato
cinquanta scudi e ccertantri3 ingredienti.

 

Quanto, un ber giorno, lui cascammalato
e ccurreveno ggià cquinisci4 o vventi
tra pparenti e pparenti de parenti
a mmostrajje5 un amore indemoniato.6

 

Ecchete7 che sse venne all’ojjo-santo;
e ’r curato je disse in ne l’ontallo:8
«Ricordateve, fijjo, de quer tanto... »

 

Torzetto allora uprí ddulanternoni,9
e jjarispose vispo com’un gallo:
«Oggne oggne,10 e nnu mme roppe11 li cojjoni».

 

6 aprile 1834

 




1 Pasqualino è chi si comunica la sola Pasqua.

2 Contrada di Roma nel Rione Monti.

3 Altri.

4 Quindici.

5 Mostrargli.

6 Ardentissimo.

7 Eccoti.

8 Nell’ontarlo: nell’ugnerlo.

9 Lanternoni, per «occhi spalancati».

10 Ungi, ungi.

11 Non mi rompere.

 

 






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