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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1173. Li quadri de pittura

 

Dunque, pe ddíttela1 a l’usanza nova,
all’unnisci2 3 ito cor padrone
a vvéde4 addietr’a llui l’asposizzione
de li quadri a lo studio de Canova.5

 

Crédeme,6 Scricchio mio, che cce se trova
robba da vviení le convurzione.
Ma er piú cche mm’è ppiasciuto era un Cristone,
che ppoterebbe empí ttutta starcova.

 

Disce c’arippresenta un mezzo bbusto
che l’ha ddipinto tutto cor pennello
un regazzotto che sse chiama Ugusto.7

 

Er padrone scramava: oh bbravo! oh bbello!
E io te ggiuro che cciò8 avuto un gusto
piú cc’avessi aritrovo9 mi’ fratello.

 

8 aprile 1834

 




1 Per dirtela.

2 Alle undici.

3 Sono.

4 Vedere.

5 Nello studio dell’immortale Canova si espongono adesso annualmente lavori d’arte da una società che tiene sempre un fondo per comperarne i più belli.

6 Credimi.

7 Il signor Augusto Pratti, il cui valore nella pittura eccede di molto il potere dell’età.

8 Ci ho.

9 Ritrovato.

 

 






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