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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1188. Li vini d’una vorta

 

A ttempi ch’ero regazzotto, allora
ereno l’anni de ruzzà ccor vino:
ché sse fasceva er còttimo, ar Grottino,1


de bbeve2 a ssette e a ssei cuadrini l’ora.

 

E mmaricorderò ssempr’a Mmarino,3
indove tutti l’anni annàmio4 fora
d’ottobre a vvilleggià cco la Siggnora,5
e cce stàmio6 inzinent7 a Ssammartino.

 

Llí nnun c’ereno vini misturati
co cciammelle de sorfo,8 e cquadrinacci,9
e mmunizzione,10 e ttantarti11 peccati.

 

 Bevevio12 un quartarolo,13 e ddiscevio:14 essci:
e er vino essciva: e vvoi, bbon prò vve facci,15
’na pissciata, e ssinceri com’e ppessci.

 

10 aprile 1834

 




1 Nome di celebre bettola.

2 Di bere.

3 Castello distante undici miglia da Roma, rinomato pevini, dando ancora l’aleatico del gusto di quel di Firenze.

4 Andavamo.

5 Cioè «la padrona».

6 Stavamo.

7 Insino, sino.

8 Chiamasi far la ciambella al vino una certa cura che gli si pratica con lo zolfo.

9 Quattrinacci: moneta di rame. Gli osti infondono del rame nel vino per fargli acquistare un gusto forte e piccante.

10 Munizione da fucile. Il piomba al vino un sapor dolce.

11 Altri.

12 Bevevate.

13 Misura di capacità della quarta parte di un barile.

14 Dicevate.

15 Buon pro vi faccia.

 

 






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