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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1189. Li tempi diverzi

 

, Zzinforiano mio, nun è ll’istesso.
Er vive1 allora sarà stato bbello;
ma a sti tempi che cqui nnun è ppiú cquello,
una vorta c’arriveno a staccesso.2

 

Eh Zzinforiano, un poveromo adesso
è l’affare medemo3 d’un aggnello
tra le granfie4 der lupo: e ppe un capello5
v’attarfieno6 e vvammolleno7 un proscesso.

 

Er pane, è ccaro: er vino, un tant’a ggoccia:
la carne, Iddio ne guardi! e le gabbelle
ve tiengheno8 pulita la saccoccia.

 

Co sto bber9 governà dde nova stampa
che ne vonno de noi sino la pelle,
è un miracolo cqua ccome se campa.

 

10 aprile 1834

 




1 Il vivere.

2 Eccesso.

3 È la cosa medesima.

4 Artigli.

5 Per un nonnulla.

6 Vi prendono.

7 Vi appiccano. Ammollare: lasciar lento, lasciare andar giú.

8 Vi tengano.

9 Bel.

 

 






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