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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1191. Angeletto de la Madalena1

 

Stante quer terremoto de ruvina,
ch’er popolo li poveri cantanti
un po’ ppiú llammazzava tutti quanti
co l’impressario appresso e la Reggina,2

 

er Governo ha mmannato3 stammatina
li maestri Grazzioli e Ffioravanti4
pe vvedé ssi llantr5 Opera cammina
e ssi er teatro ttirasse6 avanti.

 

Stiino dunque contenti li romani,
ché cco dduantri concertini soli
l’opera nova annà ssú ddomani.

 

Stantri cantanti poi, disce Grazzioli
che ssi nun addrittura cani cani,
manco rrosiggnoli rosiggnoli.

 

27 aprile 1834

 

Questo sonetto va appresso all’altro intitolato: «Li teatri de primavera ».

 




1 Primo chiavettaio e bagherino del teatro Valle.

2 Il popolo nella sera di cui parla il sonetto precedente era già così mal disposto alla tolleranza, che essendosi dalla Deputazione degli spettacoli ritardato di mezz’ora il principiare dell’Opera onde attendere l’arrivo della Regina Vedova di Napoli, che di que’ giorni era in Roma, questa al suo primo apparire in teatro fu accolta con non equivoci segni di disgusto.

3 Mandato.

4 I due maestri di cappella veramente a ciò deputati dal Governo.

5 Se l’altra, ecc.

6 Può andar.

 

 






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