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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1233. Li canterini nottetempi1

 

Si2 dda duora inzino a ssei d’istate,
e in ne l’inverno inzin’a ssett’e a otto,
voi sentite pe strada un giuvenotto
sorfeggià mmille ariette sfiorettate,

 

tramezzo a ttanti trilli e sgorgheggiate
potete puro3 : «Cquer musicotto
ha una pavura che sse4 caca sotto»;
e er grancio, ve dich’io, nu lo pijjate.5

 

Jerzera uno cantava a la Missione:6
«Alesandro che ffai?»,7 e all’aria bbujja
se sentí rrepricà: «Ccaco un boccone».

 

Avete visto mai ladro e ppatujja?
accusí llui: pijjò, ccristo, un fugone,
che annò a sbatte le corna in de la gujja.8

 

22 aprile 1834

 




1 Notturni.

2 Se.

3 Pure.

4 Si.

5 Non lo pigliate.

6 Chiesa e cenobio sulla piazza di Monte Citorio.

7 Emistichio di Metastasio, che a tempo de’ nostri padri si udiva spessissimo a notte risuonare nel buio per Roma.

8 Aguglia. L’obelisco eretto in mezzo alla piazza.

 

 






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