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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1241. Er pesscivénnolo1

 

Un lustrino2 li scèfoli?! Un grossetto(2)
li merluzzi in ste razze3 de ggiornate?!
Attaccàtescer voto,4 sor pivetto,5
che vvoi, questi che cqui, nnu li cacate.

 

Oh ffàteme er zervizzio, annate in ghetto
a ccontrattà cco li par vostri, annate;6
e cquanno avete er borzellino agretto,
scerte grazzie-de-ddio nu le guardate.

 

Puzza?! Ve puzzerà un tantino er culo.
Lo sapete pe vvoi quello c’odora?
Un frittarello de cojjon de mulo.

 

Guardate si7 cche stommichi da pessce!
Maggnate la pulenta; e ccusí allora
vederete ch’er pranzo v’arïessce.8

 

25 aprile 1834

 




1 Il pescivende.

2 Lustrino, grossetto, grosso: moneta d’argento da cinque baiocchi.

3 In queste specie.

4 Attaccateci il voto. Attaccare il voto per checchessia, vale: «avere avuto alcunché una volta come per miracolo, da non più potersi ottenere».

5 Pivetto: nome di scherno che si a’ garzonetti.

6 Andate.

7 Se.

8 Vi riesce.

 

 






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