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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1248. La Messa de San Lorenzo1

Sonetti 2

 

Un giorno, a Ssan Lorenzo, entrò un ziggnore
e aggnéde2 in zagristia co un colonnato,3
acciò un prete sciavessi4 scelebbrato
una messa d’un scudo de valore.

 

Er prete in ner momento fu ttrovato:
la messa se5 cantò a l’artar-maggiore;
e un’anima purgante ebbe l’onore
de volà in paradiso a bbommercato.

 

Ma appena er prete se cacciò la vesta,
accortose la piastra ch’era farza,6
attaccò un Cristo,7 e ffesce una protesta.

 

E llanima sarvata ebbe er martorio,
stante la messa che nnun jera varza,8
de tornassene9 addietro in purgatorio.

 

26 aprile 1834

 




1 La basilica di S. Lorenzo fuori delle mura, la chiesa di S. Gregorio al Monte Celio, e quella di S. Maria Liberatrice al Foro Romano, hanno il privilegio di liberare illico et immediate un’anima dal purgatorio per ogni messa di uno scudo di elemosina. Alcuni altari però di altre chiese sono privilegiati ad instar.

2 Andò.

3 Intendi la moneta spagnuola, detta «colonnato» o «pezzoduro».

4 Ci avesse.

5 Si.

6 Costruzione: accortosi che la piastra era falsa.

7 Cioè «una bestemmia», o, come in Roma dicesi, «un moccolo».

8 Costruzione. Stanteché la messa non gli aveva valuto.

9 Tornarsene.

 

 






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