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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1268. Li sordati bboni

 

Subbito c’un Zovrano de la terra
crede c’un antro1 j’abbi tocco2 un fico,3
disce ar popolo suo: «Tu sei nimmico
der tale o dder tar4 re: ffàjje5 la guerra».

 

E er popolo, pe sfugge6 la galerra
o cquarcantra grazzietta che nnun dico,
pijja lo schioppo, e vviaggia com’un prico7
che spedischino in Francia o in Inghirterra.

 

Ccusí, pe li crapicci8 d’una corte
ste pecore aritorneno a la stalla
co mmezza testa e cco le gamme storte.

 

E cco le vite sce se ggiuca9 a ppalla,
come quela puttana10 de la morte
nun vienissi da lei11 senza scercalla.12

 

23 maggio 1834

 




1 Altro.

2 Gli abbia toccato.

3 Fico: qui sta per un «nonnulla».

4 Tal.

5 Fagli.

6 Per isfuggire.

7 Plico.

8 Capricci.

9 Ci si giuoca.

10 Per bene pronunziare le due antecedenti parole, si deve considerarle quasi fossero unite, di modo che l’accentuazione non cada che sulla prima a di puttana.

11 Non venisse da sé.

12 Cercarla.

 

 






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