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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1269. L’arme provìbbite

 

Je1 sta bbene a stinfami framasoni,
e ’r Governo è un gran omo de punilli.2
Impareranno a rriportà3 li stilli
e li verdúchi drento a li bbastoni.

 

E ha rraggione de 4 Ppadre Perilli5
che dduanelli da piede a li carzoni6
,7 ddoppo de la forca, lli ppiú bboni
medicamenti pe gguarí li grilli.8

 

E ggià ccher Papa storce9 de curalli
drento in ne lo spedàr10 der cimiterio,
vadino a scopà Rroma,11 e bbuggiaralli.

 

Chi pporta l’arme ha da morí in catene,
eccett’a nnoi12 che in tanto diavolèrio13
si pportamo14 er cortello, è a ffin de bbene.

 

23 maggio 1834

 




1 Gli.

2 È da riputarsi grand’uomo, quante volte li punisce.

3 Riportare, nel senso di «portar nuovamente».

4 Di dire.

5 Frate conventuale, intrigante, istigatore e spia del Governo.

6 Due anelli appiè dei calzoni.

7 Sono.

8 Grilli: idee esaltate.

9 Storce: non consente.

10 Spedal.

11 Allude alle opere pubbliche, alle quali i condannati s’impiegano.

12 Eccetto noi.

13 In tanto sconvolgimento di cose.

14 Se portiamo.

 

 






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