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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1292. Le cacciate de sangue

 

E appress’a la sanguiggna, Giammatista,
fai la cojjoneria d’appennicatte?1


Bbada, ché mmó a ddormí ssoffre la vista
e tte ponno cascà le cataratte.

 

Epperò ddisce un medico culista2
che in certi casi è mmejjo le miggnatte,
perché, cquer zangue... me capischi?... acquista...
Ma ggià, cche vòi discorre3 a ccose fatte?

 

Pe mmé, er toccà la vena, io un minchione,
ma nnun m’è mmai piasciuto, ché la bbotta
spesso spesso te va a ssuperazione.4

 

E ammalappena entra in ner mese5 Imperia,
vojjo a cquer cerusico marmotta
ch’er zangue je lo cacci da l’alteria.6

 

11 giugno 1834

 




1 Appennicarti. Appennicarsi è «leggermente assopirsi».

2 Oculista.

3 Vuoi discorrere.

4 Suppurazione.

5 Entra nel mese, cioè: «nell’ultimo mese della gravidanza».

6 Arteria. È osservabile che mentre i Romaneschi cambiano la l in r qualunque volta precede un’altra consuonante, in questo caso la massima parte muta la r in l nella medesima circostanza.

 

 






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