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Orientali e Occidentali
Tra gli Orientali tiene il primo posto
Origene, mirabile per la prontezza d'ingegno e per la costanza nella fatica:
dai suoi numerosi scritti e dall'immensa opera degli Esapla attinsero quasi
tutti i posteri. Sono pure da annoverare coloro che ampliarono i confini di
tale disciplina: tra i più eccellenti della scuola alessandrina abbiamo
Clemente e Cirillo; dalla Palestina Eusebio e l'altro Cirillo; dalla Cappadocia
Basilio Magno e l'uno e l'altro Gregorio, il Nazianzeno e il Nisseno; da
Antiochia il famoso Giovanni Crisostomo, in cui gareggiavano grande perizia di
dottrina e somma eloquenza. Non meno illustri sono gli Occidentali. Tra
i molti che grandemente si segnalarono, nomi celebri sono quelli di Tertulliano
e Cipriano, di Ilario e Ambrogio, di Leone Magno e Gregorio Magno; celeberrimi
quelli di Agostino e Girolamo, dei quali l'uno fu sommamente acuto nel
penetrare il senso della parola divina ed espertissimo nel farla servire alla
verità cattolica, l'altro fu onorato dal singolare riconoscimento della chiesa
col titolo di dottore massimo per la scienza dei Libri sacri e per le grandi
fatiche sostenute per la conoscenza di essi.
Da questo tempo fino al secolo XI, tale
genere di studi, benché non fiorisse con pari ardore e non desse i frutti di
prima, tuttavia fu in auge per opera soprattutto di uomini ecclesiastici. Essi
curarono infatti o di scegliere quegli insegnamenti più utili, come gli antichi
li lasciarono, e, una volta convenientemente ordinati, di divulgarli con
l'aggiunta di propri commenti, come fu fatto in primo luogo da Isidoro di
Siviglia, da Beda, da Alcuino; o di illustrare i sacri codici con glosse, come
fece Valafrido Strabone e Anselmo di Laon; o infine di salvaguardarne con
rinnovata sollecitudine l'integrità, come fecero Pier Damiani e Lanfranco.
Nel secolo XII poi molti si occuparono
lodevolmente dell'esposizione allegorica della Scrittura: in questo genere
eccelle tra gli altri san Bernardo, i cui sermoni ridondano quasi
esclusivamente delle divine Lettere.
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