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Temistocle Solera
Oberto conte di San Bonifacio

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  • ATTO SECONDO
    • Scena quinta. Cuniza, Leonora, Riccardo e Oberto
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Scena quinta. Cuniza, Leonora, Riccardo e Oberto

 

CUNIZA:

Ferma! Ah, troppo in questa terra

disonor tua man versò!

 

RICCARDO:

La vergonga ed il dispetto,

ahi, combattono il mio seno!

Il rimorso a quell'aspetto

lacerando il cor mi va.

Deh, spalancati, o terreno,

e m'ascondi per pietà!

 

LEONORA:

Egli è infame, è traditore,

ed ancora io l'amerei!

Ah! L'incendio d'un amore

chi mai spegnere potrà?

Ma la morte or sceglierei,

altra speme il cor non ha.

 

CUNIZA:

Sciagurato! E tanto ardiva

mentre a me chiedea parola,

e al ricorsco il core apriva

d'un'orribile viltà!

Infelice! Ti consola,

al tuo seno ei tornerà.

 

OBERTO:

Ah, codardo! Al brando mio

no, sfuggire non potrai!

Pari al fulmine di Dio

te dovunque ei coglierà.

Nel tuo sangue laverai

fin de' padri la viltà!

 

CUNIZA:

Conte, lo vedi, orribile

scena apprestati a noi.

Io ti perdono!... Togliere

a infamia ancor ti puoi.

 

RICCARDO:

Imponi! . . .

 

CUNIZA:

A questa misera

giura l'antico amor!

 

LEONORA:

(Oh generosa!)

 

CUNIZA:

Il gaudio brilli di nozze ancor

 

RICCARDO:

E tu l'imponi?

 

OBERTO: (A Riccardo)

(Fingere devi, se vil non sei!!

Poscia nel bosco attendimi . . .)

 

RICCARDO: (A Oberto)

(Verrò, per gli avi miei!!)

 

CUNIZA:

Riccardo! Ebben? . . .

 

RICCARDO: (Offre la mano a Leonora)

Rispondere può sol la man per me.

 

LEONORA:

Padre! . . . fia ver?

 

CUNIZA:

Sorridere, possa il Signore a te!

 

LEONORA:

Ah, Riccardo, se a misera amante

tu ritorni pentito, sincero,

come al tempo del giuro primiero

tutto, tutto il mio cor ti darò!

 

RICCARDO:

(Infelice! Sul vago sembiante

parla amor, ed io pur l'ho tradita;

infelice! L'onore m'invita

dove ancora ferir ti dovrò!)

 

OBERTO:

Oh, per poco nell'alma tremante

vi frenate, o pensieri di sdegno!

Ben nel sangue lavar dell'indegno

l'onta infame al mio nome saprò.)

 

CUNIZA:

(Oh, potessi scordarmi l'istante

che all'amore schiudeva il mio seno!

Deh, sorrida alla misera almeno

quella pace ch'io più non avrò!)

 

(Oberto entra nella selva, gli altri si allontanano per parte opposta)

 





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